Tunnel carpale: valutazione e trattamento

Nel nostro precedente articolo, Il tunnel carpale: sindrome e sintomi, abbiamo discusso si che cosa sia la sindrome del tunnel carpale, e di che tipo di sintomi questa provochi.

Adesso però vogliamo entrare più nel dettaglio: come si può capire con certezza se soffro di questa sindrome, e cosa posso fare per guarire?

Come si fa la diagnosi di tunnel carpale?

Per fare una diagnosi di sindrome da tunnel carpale un medico (perché ricordiamo che solo un medico può fare una diagnosi) deve constatare la coerenza di tutta una serie di informazioni.

Ovviamente non vogliamo sostituirci al medico, ma alcune cose le possiamo constatare anche senza una laurea in medicina.
Il consiglio è: se leggendo questo articolo vedete comparire troppe somiglianza con la vostra situazione andate da uno specialista!

La visita per una corretta valutazione della sindrome si compone di tre passi:

Primo: i sintomi

I sintomi devono essere coerenti, sia da un punto di vista topografico che qualitativo con quelli di un tunnel carpale.
Sottolineiamo questo: non devono esserci tutti, ma devono essere coerenti.

sindrome tunnel carpale dolore

Topografia del dolore dato dalla sindrome

Devono essere localizzati nel posto giusto. Una sindrome da tunnel carpale porterà sintomi nella zona rossa dell’immagine.
Se i sintomi sono altrove, non è un tunnel carpale.
Se i sintomi sono anche li, o non è un tunnel carpale, non è un tunnel carpale più qualche altra cosa.

Che sintomi?

  • Dolore. Ovviamente.
  • Problemi di conduzione dei segnali dalla mano al cervello:
    • parestesie, i classici formicolii
    • allodinie, una aumentata sensibilità, tanto che sfiorare la pelle può causare dolore
    • ipoestesia, mancanza di sensibilità, fino alla anestesia, la mancanza totale di sensibilità.
  • Problemi di conduzione dei segnali dal cervello alla mano:
    • mancanza di forza, un classico è non riuscire ad aprire il tappo delle bottiglie
    • mancanza di tono, la mano “si scava”, i muscoli scompaiono tra le ossa
    • mancanza di coordinazione, impacciamento, non si riesce a raccogliere la classica monetina da terra

Secondo: i test

I sintomi devono essere evocabili andando a “stressare” il nervo. Come? In tre modi:

  • palpazione, si va a toccare il nervo. Un nervo sano non da sintomi, non fa male. Uno malato si
  • compressione, o segno di Tinel. Vado ad aumentare la compressione sul tunnel, e se il problema è li, compaiono i sintomi
  • tensione. Attraverso apposite tecniche che fanno parte della terapia manuale e prendono il nome di “tecniche neurodinamiche”: si va a mettere in tensione il nervo e tramite specifiche manovre si valuta se è lui o sono altre strutture adiacenti a dar il problema
  • riflessi. Si vanno a testare, con il martelletto, i riflessi appartenenti a quel nervo. Se ridotti rispetto all’altro braccio o assenti, è indice di sofferenza nervosa.
  • test di forza. Si vanno a valutare i muscoli innervati dal nervo mediano. Come dicevamo ci vuole coerenza, ed in generale questi risulteranno deboli.

Terzo: le indagini diagnostiche

È inoltre possibile approfondire la valutazione con degli esami strumentali:

  • ecografia del polso, alla ricerca di segni di compressione. Nello specifico si può addirittura arrivare a trovare una forma “a clessidra” del nervo, segno inconfutabile di sofferenza nervosa
  • elettromiografia, attraverso la quale si valuta la qualità di trasmissione del nervo. Un nervo sofferente risulterà in tracciati alterati, o assenti.
  • risonanza magnetica, con la quale si vanno ad evidenziare nello specifico i “tessuti molli”, e quindi legamenti, nervi e tendini della zona.

Perché abbiamo messo le indagini diagnostiche solo al terzo posto?

Sindrome tunnel carpale milano

Solo terzo?

Il motivo è semplice, il loro scopo è confermare l’ipotesi. Per due motivi:

  • è possibile che gli esami siano positivi ma non ci siano sintomi. Il corpo umano ha una capacità di adattamento estrema, e capita di vedere nervi pesantemente strozzati in totale assenza di sintomi.
  • viceversa, il corpo umano è una macchina molto sensibile, ed i sintomi possono comparire prima che ci sia stato un vero e proprio danno strutturale. Quindi gli esami possono essere negativi, ma la sindrome esserci.

È solo la somma di tutto che porta alla diagnosi!
Da qui l’importanza di una buona visita. Senza di questa i rischi sono due:

  • falsi positivi, sembra una sindrome da tunnel carpale ma non lo è. La tratto come tale, magari con la chirurgia, e non miglioro.
  • falsi negativi, escludo che sia quello, magari perché gli esami diagnostici sono negativi, ma in realtà è quella. Cerco altre cause senza trovar giovamento, col rischio che poi la situazione peggiori. Ed anche gli esami diventino positivi.

Come si tratta la sindrome da tunnel carpale?

La sindrome del tunnel carpale non è necessariamente un problema irreversibile.
I segni di sofferenza nervosa appaiono precocemente, ben prima di un vero danno nervoso. Inoltre il corpo ha dei margini di recupero impressionanti, per cui è bene sfruttarli prima di arrivare ad una soluzione drastica.

In prima battuta la scelta migliore è quella di un approccio conservativo: la fisioterapia.
Per tre motivi:

  • può risolvere il problema
  • può migliorare la situazione in vista di un intervento
  • è da fare anche dopo un intervento, ma iniziando prima si velocizza il recupero dopo

È necessario:

  • lavorare sull’infiammazione, attraverso tecniche manuali, come il pompages, o avvalendosi di strumenti, come ad esempio la Tecarterapia®, o la Limfa Therapy
  • lavorare manualmente sul tunnel carpale, giocando con le articolazioni in modo da “recuperare spazio” se così si può dire, e far respirare il nervo
  • lavorare manualmente sul nervo. Con le tecniche di neurodinamica si aiuta a risolvere l’infiammazione, a liberare il nervo nel suo tragitto ed a restituirgli movimento ed elasticità
  • impostare un piano di esercizio terapeutico per la gestione al domicilio del problema. I problemi nervosi sono problemi lenti, è necessario un lavoro continuo e costante per uscirne.
  • Ultimo, ma non ultimo, in quanto in realtà essenziale, individuare i comportamenti scorretti causa del problema. E modificarli. Se non si fa questo, il rischio concreto è che il problema non si risolva o si ripresenti in futuro.

È un lavoro integrato. In ogni seduta si fa tutto.
Ovviamente il peso di ogni parte cambierà in base al momento riabilitativo: nelle prime sedute ci si concentrerà di più sull’infiammazione per ridurre il dolore, nelle ultime sul recupero della elasticità del nervo per migliorare i movimenti o l’attività sportiva.
Se di dovesse avere una ricaduta si torna indietro, sennò di va avanti, in un contesto molto dinamico.

E la chirurgia?

In ultima istanza, o in prima se la compressione è troppo importante, l’intervento chirurgico.

Quello che si fa è liberare il nervo, solitamente andando a tagliare il legamento palmare, il “tetto” del tunnel.
In questo modo si ha una riduzione della pressione pressoché istantanea, e solitamente una riduzione dei sintomi altrettanto.
Perché solo solitamente? Per due motivi:

  • anche se la compressione viene a mancare, il nervo è infiammato. E va curato.
  • Spesso quella che ci troviamo di fronte non è una semplice sindrome da tunnel carpale, ma una double crash syndrome

Che cos’è una “double crash syndrome”?

I nervi, come tutto il corpo, sono fatti bene.
Se dovessero partire dolori o sindromi o che per ogni compressione, non sopravviveremmo. Questo significa che spesso una sola compressione a livello del tunnel carpale non è sufficiente a scatenare la sindrome.
Se però si dovessero avere due compressioni sullo stesso nervo, in due punti diversi? Il sistema non riuscirebbe più a compensare, ed andrebbe in tilt.
In questa situazione il solo intervento al polso non sarebbe sufficiente, perché rimarrebbe l’altro punto di compressione ad impedire al nervo di guarire.

È essenziale a questo punto individuare entrambi i siti, valutarli e lavorarci.
Anche perché il nervo mediano di passaggi critici prima del tunnel carpale ne ha più di uno.
La lista? In ordine dall’alto:

  • il canale vertebrale basso
  • i forami vertebrali tra C5 e T2
  • i muscoli scaleni
  • la pinza costo-clavicolare
  • il muscolo piccolo pettorale
  • il solco bicipitale mediale
  • il muscolo pronatore rotondo

Ecco di nuovo l’importanza di una buona visita e di un buon percorso riabilitativo.

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