L’epicondilite, o gomito del tennista

Quante volte abbiamo sentito parlare di questa patologia, il gomito del tennista,

Ma…

Che cos’è il gomito del tennista, o meglio, l’epicondilite?

Epicondilite, fisioterapia a Milano

Dolore al gomito? Ma dai…

In parole povere è un dolore al gomito.
Viene chiamato gomito del tennista perché i muscoli interessati (nella maggior parte dei casi) sono quelli usati nel rovescio dallo sportivo. E non perché i tennisti ne soffrano in modo particolare, anzi, essendo molto allenati sono meno soggetti a questo tipo di problemi.

E perché epicondilite?
Perché questi stessi muscoli si attaccano su una parte di osso chiamata epicondilo.
Se vi toccate il gomito (con il famoso gesto dell’ombrello), con le vostre dita sentirete due ossa che sporgono:

  • con la punta delle dita, lateralmente, l’epicondilo. Da cui epicondilite.
  • con la punta del pollice, medialmente, l’epitroclea. Da cui epitrocleite.

In pratica, sull’epicondilo si attaccano i muscoli che estendono polso e dita e supinano la mano. Sull’epitroclea viceversa, quelli che flettono e pronano.

Perché questa informazione è importante, anzi essenziale?

L’epicondilite è una tendinite

Ecco svelato il perché!

Di fatto questa patologia non è altro che una infiammazione tendinea. O per essere più precisi, una infiammazione dell’inserzione dei tendini (come dicevamo estensori e supinatori) sull’osso (l’epicondilo).

E come si fanno ad infiammare i tendini?
Semplice! Usandoli troppo e male.

L’idea di chiamare l’epicondilite gomito del tennista viene, come dicevamo, dal rovescio del tennis.
In teoria, un tennista ripete il movimento spesso, per cui è possibile che questa muscolatura ne soffra.

Ma la vita sendentaria ci permette di fare molto peggio!

Epicondilite, cause

…ed il foglio?

Che cosa notiamo?

La posizione delle mani. Polsi e dita belli stesi, pronti a battere incessantemente sui tasti.
È la stessa posizione che abbiamo sulla tastiera dei nostri pc. Ed anche dei nostri mouse, se ci fate caso.
Moltiplichiamola per le ore che passiamo al pc ogni giorno, ed appare subito chiaro perché così tante persone soffrano di epicondilite!

Ovviamente non è l’unico motivo, qualsiasi attività che richieda un uso intenso di quei movimenti è a rischio.
Un esempio? Usare il cacciavite per svitare.

Quindi cosa fare?

Essendo l’epicondilite, di fatto, una tendinite, va trattata come tale. Per cui:

  • togliere l’infiammazione. Si può fare usando degli strumenti, come la tecarterapia o la Limfa Therapy, e dei farmaci anti infiammatori. Nei casi più severi è possibile fare delle infiltrazioni di cortisone.
  • recuperare il corretto funzionamento della parte. Spesso la causa del dolore, o a causa del dolore, l’articolazione inizia a lavorare male. Per permettere di sfiammare è necessario ristabilire il giusto equilibrio. Come? Con la fisioterapia, la terapia manuale o l’osteopatia.
  • Ma la cosa più importante è smettere di usare male la parte. Nessuna terapia l’avrà mai vinta contro ore e ore giornaliere di (ab)uso. Per cui, assieme al fisioterapista, è importante capire cos’è che facciamo che causa, e mantiene, il problema. Ed elaborare una strategia.

Eppure tante epicondiliti non si risolvono, come mai?

Il motivo è semplice, come abbiamo detto l’epicondilite è una tendinite, nella maggiorparte dei casi.

Esistono altre strutture che possono causare dolore nello stesso punto. Ed alcune sono molto lontane. Quali?

  • La cervicale. Disturbi articolari alle vertebre cervicali inferiori possono manifestarsi come un dolore localizzato sull’epicondilo.
  • I nervi, nello specifico il nervo radiale. Passa molto vicino ed innerva lo stesso, per cui, se dovesse infiammarsi, è molto probabile che dia dolore in quel punto.
  • I muscoli. Abbiamo parlato di quelli che li si attaccano, ma ce ne sono altri, nella spalla e nel collo, che riflettono un dolore nella zona.
  • Le ossa, o meglio l’articolazione stessa del gomito. Se in disfunzione, dà dolore

E poi ci sono le cosiddette situazioni complesse. Cioè dove sono presenti più cause contemporaneamente.

È quindi fondamentale la valutazione.
Una buona valutazione, composta da una accurata anamnesi ed una appropriata batteria di test, permette di capire quali strutture siano interessate, così da poter trovare la terapia più adeguata.

Ed ottenere, alla fine, il risultato.